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Parte seconda

Lasciati i ricercatori anonimi e un po’ impacciati presentati dal comico norvegese, si passa finalmente a medici e accademici di fama.

1.Ecco che entra in scena, finalmente, un luminare e vediamo un po’ che succede con gente che dovrebbe saper parlare in modo scientifico:

Passiamo al dottor TROND DISETH, stimato neuropsichiatra infantile. Ecco qua la lista delle sue pubblicazioni: http://ous-research.no/home/cnc/Group%20members/8049

Intervistato dal comico, il dottore dice che ha fatto una prova interessante. Ha messo giocattoli a infanti di 9 mesi e li ha osservati: i maschietti prenderebbero giochi da maschietti, le femminucce giochi da femminucce. Durante il documentario viene mostrato (parte del) video che il dottore ha filmato, durante la sua attività all’ospedale. 

Ah, che bello. Sembrerebbe una cosa definitiva, finalmente. Ma sarà proprio così? Ha validità scientifica un siffatto video, che non mostra dati (numero di bambini filmati, età, durata dell’esperimento…)? Nel dubbio,  riprendiamo il link con le pubblicazioni del medico: avete forse trovato un articolo, tra quelli della lista sopra postata, a nome di Diseth Trond che parli di differenze di genere nella scelta dei giocattoli? Io ho riletto tutto in su e in giù e o mi è sfuggito qualcosa o questo famigerato “studio” che viene più volte citato nel “documentario” in realtà non è uno studio, ma un’osservazione fatta sul niente.

Bene, ora vi posto io un video e faccio un giochino. Ditemi quale dei due “studi” ha attendibilità maggiore:https://www.youtube.com/watch?v=LjvmxPApCnU

Considerando che il video da me postato posta almeno dei numeri, mi verrebbe da dire che è più scientifico di quello mostrato dal dott. Diseth Trond. In realtà credo che nessuno dei due sia molto attendibile, ma è curioso vedere come uno scienziato possa incappare in un errore metodologico simile.

2.  Poi c’è la scena in cui lui va a chiedere alla mamma come è stato cresciuto. No, vabbè.

3. Ecco un altro studioso, che però incappa in problemini di coerenza interna nelle tesi proposte: Il prof. Richard Lippa, dell’Università della California.

3.1  Questo riporta uno studio anche ben fatto su un campione di 200 mila intervistati di 53 paesi in cui si chiede a maschi e femmine le (famigerate) preferenze nella scelta delle professioni e le risposte sono costanti per tutti i tipi di paesi. In tutti e 53 paesi le preferenze sono molto differenziate fra i sessi. Asserisce che se nelle questioni di genere fossero rilevanti le differenze culturali, queste dovrebbero emergere in queste risposte prese da persone di 53 paesi e quindi non ci si aspetterebbe una costanza nella distribuzione delle risposte. Quindi le differenze sono biologiche. 
Ehm…

La domanda che sorge spontanea è: ma che differenze culturali da prendere in esame ha considerato Lippa? Religione? Cibo? Vestiario? Musica? Ma se abbiamo visto che nessun paese, nemmeno quello più paritario, è esente da stereotipi di genere (lo si evince dai primi minuti di video), figuriamoci Pakistan e Arabia Saudita, che il dott. Lippa prende in considerazione tra i 53 paesi interessati. Anzi, se c’è una cosa che è costante nei 53 paesi è proprio la presenza dello stereotipo di genere! 

3.2  Poi, però, la cosa si fa divertente: Si nota che in alcuni paesi del Medio Oriente o in Oriente c’è un gran numero di donne che scelgono di fare le ingegnere o le scienziate. Ma come??? Non era costante la scelta delle preferenze sulle professioni. Decidersi no, eh?

Come fa a districarsi il prof. Lippa? Riduce tutto a un qualcosa che suona:”sono poveri, devono lavorare in qualche modo”. Grande analisi fatta in modo scientifico. Veramente, ‘sti cavoli!

4. Alla fine del documentario, il comico intervista di nuovo la Schreiner e un altro ricercatore dell’Istituto, al secolo dott. Egeland.

Lasciando perdere la prima che abbiamo visto essere una poveretta, è indicativo vedere come il comico cerca sempre di manipolare le affermazioni altrui e ci prova anche con Egeland. Questi dice “non ci sono prove che…bla bla…” e il comico risponde:”quindi lei afferma che non ci sono differenze bla bla”. E Egeland, che è meno scemo della Schreier, risponde:”ho detto che non ci sono evidenze di queste differenze” e qua il giochetto al comico non riesce. Tiè!

CONCLUSIONI:

Non ho scritto tutto quello che avrei voluto scrivere, per necessità ho selezionato solo le bestialità che saltavano maggiormente agli occhi, però riassumendo vediamo che:

1. NON è vero che il programma ha chiuso a causa di questo (pseudo)documentario. 2. Il documentario è impostato sulla linea di “voglio dimostrare una tesi e prendo solo quello che mi fa comodo” (confirmation bias) 3. Somma pere e cavoli, mescolando abilità e preferenze 4. Ricorre spesso allo straw man attaccando tesi che non sono quelle di cui si parla realmente, ma fantocci 4. Usa la logica in modo distorto. 6. Mostra scienziati anche validi che cadono negli stessi tranelli in cui potrebbero cadere persone non competenti.

E un’ultima chiosa sulla presentazione della versione tradotta in Italiano del video che inizia (a 0.04” ) con una frase del tipo:

” I SOSTENITORI DELL’IDEOLOGIA GENDER AFFERMANO CHE LE DIFFERENZE TRA UOMO E DONNA NON SONO BIOLOGICHE E INNATE”

Ragazzi miei, questa frase oltre a essere una sonora cretinata è anche un classico esempio di argomento fantoccio (lo straw man citato sopra): metto in bocca ad altri una cavolata che non hanno mai detto e attacco la cavolata invece dell’argomento vero. Grazie al cavolo. E’ una delle fallacie più odiose, ma anche una di quelle più facilmente “sgamabile” tra chi conosce questi beceri trucchetti.

Stiamo attenti a prendere per buoni dei video di tal fatta. Detta altrimenti:

Non fidiam’ci orsù di video del….

Vabbè, non siamo volgari, diciamo …del cucù 

Ciao

 

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