Ardite ne le scloppie turbolente,

vagava Zorba tozza insaccarata,

che sì petante giocò misurata,

e vide ne lo giorto lo scolente.

 

Prodotta nella vera equipollente,

tonava Zorba con la sparagnata.

“Non c’entro” disse, solintenzionata,

sì che faceva a meno della lente.

 

Così, nel suo mostrarsi mandemonia,

fingeva d’accoppare il succolino

che zitto sì accettava la finzione.

 

Il mite non pensava alla pensione,

ma disse: ” son miserrimo e tapino”.

E Zorba restò sola a San Feronia.

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