Generatore casuale di opere settecentesche- Il Mascarpone avariato

TRAMA:

Don Botulino vuole far sposare la figlia Rughina al ricco don Batterio. Rughina, però, si è già sposata con Clostridio, ma essendosi dimenticata di inviare le partecipazioni, non ha avvisato il padre che quindi è all’oscuro di tutto. Clostridio intanto si è trasferito in casa di Don Botulino e questi, non sopportandone più l’inopportuna presenza, cerca di fidanzarlo con Asfissia, la figlia di don Mascarpone.

Chi invece ama la presenza di Clostridio è donna Tossina, sorella maggiore di Don Botulino, che lo rincorre pazzamente perché la fa sentire giovane. In casa Botulino, nessuno sa, però, che donna Tossina ben lungi dall’essere una vogliosa ma inconcludente zitella, ha avuto anni prima una figlia, Asfissia, con don Mascarpone.

Clostridio, quindi, rimane in casa di Don Botulino e condivide segretamente il talamo con Rughina, ma finge di interessarsi a Donna Tossina solo per non farsi cacciare di casa.

Chi scoprirà tutto, compresa l’antica tresca di Donna Tossina con Don Mascarpone, sarà Paralisi, la figlia minore di Don Botulino, nonché sorella di Rughina.

Paralisi cercherà, danzando, di svelare a Don Botulino l’inghippo, ma  la sua condizione fisica non le permetterà di essere troppo esplicita.

Le nozze con don Batterio, intanto, sono quasi pronte e Rughina è disperata. Chiede quindi aiuto a Asfissia e quest’ultima prova a sedurre don Batterio, tentando di cantare un’aria, ma, a causa di una congenita mancanza di fiato, non terminerà l’impresa. Interverrà, invece, Paralisi che con una mezza danza riuscirà a concupire Don Batterio. Don Batterio si innamora perdutamente, ma non sa come risolvere l’impegno con don Botulino.

Dopo diversi colpi di scena tutto si risolve per il meglio:

Rughina svela le sue nozze con Clostridio

Paralisi viene chiesta in isposa da don Batterio

Asfissia cede alle profferte di Don Botulino, che era innamorato di lei sin dall’inizio (l’invito per sposarla a Clostridio era una scusa per averla vicina).

E Donna Tossina ammette l’antica fiamma con Don Mascarpone Avariato con cui si ricongiunge.

Sembra che tutto stia procedendo per il meglio quando sui protagonisti si abbatte l’ombra della tragedia, sotto forma di un improvviso, tremendo quanto misterioso morbo.

I personaggi stanno per perire fra atroci tormenti, quando fortunatamente irrompe – provvidenziale deus ex machina-  Fra Atropino, il frate chiamato a celebrare le nozze, il quale con un’utilissima iniezione salva a tutti la vita.

Un allegro concertato sulla gioia di vivere e sul Tiramisù chiude l’opera con gaudio e tripudio.

Personaggi

Don Botulino, ricco possidente, basso buffo

Rughina, sua figlia, soprano

Clostridio, chirurgo estetico, sposo segreto di Rughina, tenore

Donna Tossina, sorella di Don Botulino, ex amante di Don Mascarpone da cui ha avuto una figlia, e segretamente innamorata di Clostridio, mezzosoprano

Paralisi, figlia minore di Don Botulino. Danzatrice

Don Batterio, baritono

Asfissia, figlia segreta di donna Tossina e Don Mascarpone, più o meno soprano, quando riesce a cantare.

Don Mascarpone, mimo

Fra Atropino, basso profondo

IL MASCARPONE AVARIATO

La scena si finge nel castello di don Botulino, nel paese di Ermengenio

Atto Primo, Scena Prima

Don Botulino scrive una lettera a Don Mascarpone onde chiedergli di presentarsi alle nozze della Figlia Rughina con Don Batterio, portando seco la figlia Asfissia che segretamente intende fidanzare al giuovin Clostridio che da troppo tempo vede aggirarsi per la casa.

ARIA DI DON BOTULINO

D. Bot: (scrivendo)

             “Mascarpone amico mio,

                con mia prece ti chiegg’io,

                di venir a presenziare,

                ché la voglio maritare,

                questa figlia mia Rughina,

                bella, pura e assai carina,

                con vivace desiderio

                a quel ricco don Batterio.

                Mascarpone amico mio

                con gran gioia ti chiegg’io

               di portar anche Asfissia,

               che tua figlia è anche la mia,

               perché possa far da ancella

               alla figlia mia sì bella.

               Con Clostridio, giovin fiero

               fidanzarla puoi invero!

             Mascarpone Mascarpone

            qui v’attendo alla magione.

            Nell’attesa di cortese

            tua risposta a mie pretese

            Io ti porgo con gli acuti

           i cordiali miei saluti.

Recitativo: Don Bot. Solo

Don Bot.: Che idea invero geniale, fidanzar Clostridio ad Asfissia.
Io lo reggo proprio male, lo vuo’ fuor di casa mia.

 

Scena II, entrano Rughina e Paralisi. Quest’ultima danza, ma più di tanto non riesce.

Recitativo:

Don Bot: Figlia mia, bella Rughina, vuoi tu forse dei confetti?

Rughina: Non ne vo’, padre mio. I confetti son perfetti, ma gli zuccheri fan male alla pelle mia normale.

Don Bot: Tu Paralisi che dici?

Paralisi: (danza, più o meno, ma non risponde)

Rug: Ma i confetti a quale pro?

Don Bot.: Per le nozze tue, oibò

Par: Plonz plonz

ARIA DI RUGHINA

Le mie nozze? Oh ciel che sento

Quasi fingo un svenimento

Che non sappia il genitore

ch’io già sposa son da ore?

Fui incauta, per davvero!

Che destin sì tristo e nero,

deh scordar -che distrazioni!-

d’inviar partecipazioni!

(sviene).

 

… To be continued…

Trieste,  6 gennaio 2017

by Ilariuccia

 

 

 

Non fidiam’ci orsù di video del …cucù: documentario norvegese, parte terza e conclusioni

…Continua da qui:

Parte seconda

Lasciati i ricercatori anonimi e un po’ impacciati presentati dal comico norvegese, si passa finalmente a medici e accademici di fama.

1.Ecco che entra in scena, finalmente, un luminare e vediamo un po’ che succede con gente che dovrebbe saper parlare in modo scientifico:

Passiamo al dottor TROND DISETH, stimato neuropsichiatra infantile. Ecco qua la lista delle sue pubblicazioni: http://ous-research.no/home/cnc/Group%20members/8049

Intervistato dal comico, il dottore dice che ha fatto una prova interessante. Ha messo giocattoli a infanti di 9 mesi e li ha osservati: i maschietti prenderebbero giochi da maschietti, le femminucce giochi da femminucce. Durante il documentario viene mostrato (parte del) video che il dottore ha filmato, durante la sua attività all’ospedale. 

Ah, che bello. Sembrerebbe una cosa definitiva, finalmente. Ma sarà proprio così? Ha validità scientifica un siffatto video, che non mostra dati (numero di bambini filmati, età, durata dell’esperimento…)? Nel dubbio,  riprendiamo il link con le pubblicazioni del medico: avete forse trovato un articolo, tra quelli della lista sopra postata, a nome di Diseth Trond che parli di differenze di genere nella scelta dei giocattoli? Io ho riletto tutto in su e in giù e o mi è sfuggito qualcosa o questo famigerato “studio” che viene più volte citato nel “documentario” in realtà non è uno studio, ma un’osservazione fatta sul niente.

Bene, ora vi posto io un video e faccio un giochino. Ditemi quale dei due “studi” ha attendibilità maggiore:https://www.youtube.com/watch?v=LjvmxPApCnU

Considerando che il video da me postato posta almeno dei numeri, mi verrebbe da dire che è più scientifico di quello mostrato dal dott. Diseth Trond. In realtà credo che nessuno dei due sia molto attendibile, ma è curioso vedere come uno scienziato possa incappare in un errore metodologico simile.

2.  Poi c’è la scena in cui lui va a chiedere alla mamma come è stato cresciuto. No, vabbè.

3. Ecco un altro studioso, che però incappa in problemini di coerenza interna nelle tesi proposte: Il prof. Richard Lippa, dell’Università della California.

3.1  Questo riporta uno studio anche ben fatto su un campione di 200 mila intervistati di 53 paesi in cui si chiede a maschi e femmine le (famigerate) preferenze nella scelta delle professioni e le risposte sono costanti per tutti i tipi di paesi. In tutti e 53 paesi le preferenze sono molto differenziate fra i sessi. Asserisce che se nelle questioni di genere fossero rilevanti le differenze culturali, queste dovrebbero emergere in queste risposte prese da persone di 53 paesi e quindi non ci si aspetterebbe una costanza nella distribuzione delle risposte. Quindi le differenze sono biologiche. 
Ehm…

La domanda che sorge spontanea è: ma che differenze culturali da prendere in esame ha considerato Lippa? Religione? Cibo? Vestiario? Musica? Ma se abbiamo visto che nessun paese, nemmeno quello più paritario, è esente da stereotipi di genere (lo si evince dai primi minuti di video), figuriamoci Pakistan e Arabia Saudita, che il dott. Lippa prende in considerazione tra i 53 paesi interessati. Anzi, se c’è una cosa che è costante nei 53 paesi è proprio la presenza dello stereotipo di genere! 

3.2  Poi, però, la cosa si fa divertente: Si nota che in alcuni paesi del Medio Oriente o in Oriente c’è un gran numero di donne che scelgono di fare le ingegnere o le scienziate. Ma come??? Non era costante la scelta delle preferenze sulle professioni. Decidersi no, eh?

Come fa a districarsi il prof. Lippa? Riduce tutto a un qualcosa che suona:”sono poveri, devono lavorare in qualche modo”. Grande analisi fatta in modo scientifico. Veramente, ‘sti cavoli!

4. Alla fine del documentario, il comico intervista di nuovo la Schreiner e un altro ricercatore dell’Istituto, al secolo dott. Egeland.

Lasciando perdere la prima che abbiamo visto essere una poveretta, è indicativo vedere come il comico cerca sempre di manipolare le affermazioni altrui e ci prova anche con Egeland. Questi dice “non ci sono prove che…bla bla…” e il comico risponde:”quindi lei afferma che non ci sono differenze bla bla”. E Egeland, che è meno scemo della Schreier, risponde:”ho detto che non ci sono evidenze di queste differenze” e qua il giochetto al comico non riesce. Tiè!

CONCLUSIONI:

Non ho scritto tutto quello che avrei voluto scrivere, per necessità ho selezionato solo le bestialità che saltavano maggiormente agli occhi, però riassumendo vediamo che:

1. NON è vero che il programma ha chiuso a causa di questo (pseudo)documentario. 2. Il documentario è impostato sulla linea di “voglio dimostrare una tesi e prendo solo quello che mi fa comodo” (confirmation bias) 3. Somma pere e cavoli, mescolando abilità e preferenze 4. Ricorre spesso allo straw man attaccando tesi che non sono quelle di cui si parla realmente, ma fantocci 4. Usa la logica in modo distorto. 6. Mostra scienziati anche validi che cadono negli stessi tranelli in cui potrebbero cadere persone non competenti.

E un’ultima chiosa sulla presentazione della versione tradotta in Italiano del video che inizia (a 0.04” ) con una frase del tipo:

” I SOSTENITORI DELL’IDEOLOGIA GENDER AFFERMANO CHE LE DIFFERENZE TRA UOMO E DONNA NON SONO BIOLOGICHE E INNATE”

Ragazzi miei, questa frase oltre a essere una sonora cretinata è anche un classico esempio di argomento fantoccio (lo straw man citato sopra): metto in bocca ad altri una cavolata che non hanno mai detto e attacco la cavolata invece dell’argomento vero. Grazie al cavolo. E’ una delle fallacie più odiose, ma anche una di quelle più facilmente “sgamabile” tra chi conosce questi beceri trucchetti.

Stiamo attenti a prendere per buoni dei video di tal fatta. Detta altrimenti:

Non fidiam’ci orsù di video del….

Vabbè, non siamo volgari, diciamo …del cucù 

Ciao

 

Non fidiam’ci orsù di video del…cucù -documentario norvegese, parte seconda

…segue da qua:Parte Prima

 

Veniamo, dunque, alla PARS DENSTRUENS. Armata di carta e penna prendevo nota di tutto quello che mi sembrava “stonato”. Ecco quello che scrissi

1.Lasciando perdere le interviste a persone per strada, alla MAMMA del comico… di queste prendo solo il dato di quanto sia comunque radicata nella società norvegese, che è tra le più paritarie, l’idea che ci sia differenza tra le abilità. Parlo di ABILITA’ perché invece, poi, per tutta la durata del video si parla di PREFERENZE (e questo è un problema, perché si sommano pere e cavoli). Il video inizia dicendo che dopo 2 anni in cui si è cercato di assumere ingegnere donne e infermieri maschi, la situazione è tornata al punto di partenza. E’ rilevante ai fini della discussione? Uhm. Mica tanto. Perché dopo due anni le ingegnere e gli infermieri se sono andati? Se ne sono andati perché erano inabili al lavoro o perché in qualche modo si sono, come dire, “stufati”? Azzardo un’ipotesi che non ha alcuna validità (così come non ha validità questo esperimento, per come è stato posto): Non è che magari le infermiere donne hanno stressato la vita agli infermieri maschi e gli ingegneri maschi hanno stressato la vita alle ingegnere femmine? Che fine hanno fatto in termini occupazionali queste persone? Uno studio serio me lo dovrebbe dire. E invece niente… Ovviamente di possibili soluzioni al dilemma potrebbero essercene diverse, ma qua no. Si dà per scontato che sia avvenuto, perché…Dai, insomma…Un infermiere maschio….Tsk…Un’ ingegnera donna, dai… 

In sostanza, senza dati di questo tipo è difficile trarre alcuna conclusione. Il comico, però, vuole far passare la sua tesi, finge di portare dati, ne nasconde una parte sostanziale e dà come unica soluzione all’enigma la tesi che voleva dimostrare. Bello, no?

2.Attorno al quinto minuto avviene una cosa fantastica: il comico intervista una non ben precisata ricercatrice del Nordic Gender Institute (non mancandoci di ribadire il falso: cioè che dopo questo documentario la Norvegia ne ha chiuso i finanziamenti), tale signora Camilla Schreier e qua siamo a un classico esempio di NON SEQUITUR.

Il punto è un sondaggio con 108 domande sulle preferenze

La signora/dott.ssa boh Schreiner riporta lo studio commissionato dal NGI in cui si parla di 108 domande da cui sostanzialmente si evince che: “NIENTE dimostra che se più moderno è il paese più simili sono gli interessi tra maschi e femmine”. Ok. Cosa risponde il comico? “Allora si può dire che più moderno è il paese meno gli interessi sono simili”. E  la Schreiner (che per tutto il video passa veramente da sempliciotta, fino alla fine) risponde sì…. Sì???? Ma anche no!

Prendiamoci un attimo per respirare e analizziamo la cosa.

Dire che “nessuno dimostra che p=>q sia vera” non implica che “p=>q” sia falsa. In questo genere di studi le variabili sono talmente tante che prendere 108 domande potrebbe non essere risolutivo. Non è una vera dimostrazione. Siamo quindi di fronte a un “non sequitur”. Potremmo poi azzardare che, stanti così le cose, ossia non sapendo nulla in realtà dei valori di verità di p e q presi singolarmente e dell’implicazione, l’inferenza usata dal comico è usata a sproposito (p=>q FALSA (ma chi lo dice, in questo caso?), p vera => q falsa => NON q vera). Quello che avrebbe dovuto fare è semplicemente la negazione dell’implicazione (che  non è “p=>non q”, ma “non q =>non p), ma questo non porterebbe acqua al mulino alla tesi del tipo.

Continua…(ancora un post, poi smetto. Promesso).

 

 

 

Non fidiam’ci orsù di video del…cucù – documentario norvegese, parte prima

Premessa. Questo blog a mia insaputa in genere contiene gaie e comiche poesiole o sfoghi personali. Oggi, però, con questo intervento inauguro una rubrica di tipo diverso che potrebbe durare a lungo o anche solo per il tempo di questo post.

Non è che mi piaccia la polemica, è che mi disegnano così. Nel senso che mi ci hanno proprio tirato dentro per i capelli!

Iniziam’ per Bacco!

Vorrei parlarvi di un video virale che viene citato da coloro che ferocemente vogliono sostenere le distinzioni tra i sessi per le varie attività, a dispetto di tantissimi studi che non son stati risolutivi nel confermare che:”le donne non sono in grado di fare questo; gli uomini non sono in grado di fare quest’altro”.

In questo post parlerò di psicologia evolutiva o altro fondamentalmente perché di questa e altre discipline non so un emerito tubo. Parlo solo della metodologia con cui questo documentario è stato montato e di alcuni problemi logico argomentativi di cui si fa portatore.

Il video è questo:

Mi è stato citato come studio che metterebbe fine a tutta la diatriba sugli studi di genere e così viene presentato anche nella ricerca su Youtube: “Documentario Norvegese smentisce la teoria del gender”. Si sostiene addirittura (e per tutta la durata del video ce lo ricordano in continuazione con messaggi sovraimpressi) che dopo questo documentario il governo norvegese avrebbe sospeso i finanziamenti al Nordic Gender Institute! Wow. Potere di un documentario…

Beh, io me lo sono guardato tutto e mi sono presa qualche appunto.

Ecco qua le mie considerazioni, già scritte nella discussione su FB che era nata a seguito di un mio post.

Copio incollo in maniera organica le mie impressioni:

1. “Ecco qua, a puntate, le mie impressioni, ma prima mi sento in dovere morale dire che NON è assolutamente vero che grazie a questo “documentario” la Norvegia ha sospeso i finanziamenti al Nordic Gender Institute. L’ente era già programmato per finire nel 2011. Ed è stato sostituito con un nuovo ente simile che ha lavorato allegramente fino lo scorso anno. Non ho seguito oltre il 2015. Già partiamo male, visto che per tutta la durata del documentario non si fa che dire “dopo questo video il governo norvegese ha ritirato i finanziamenti”. E’ terribilmente disonesto.”

Aggiornamento, ho trovato ricerche del nipotino del NGI datate 2016. Hanno rinnovato i finanziamenti?  http://www.nikk.no/en/

2. Uso il sistema baconiano inverso (me lo sono inventato in questo momento) e inizio con la PARS CONSTRUENS rivisitata*: L’unica parte (a mio avviso) sensata del video è quella relativa alla ricerca del dott. Simon Baron Cohen, studioso di autismo che ha correlato la maggior empatia “femminile” a una minor produzione di testosterone. I livelli ormonali degli individui spiegherebbero determinate preferenze. Così uomini con scarso livello di testosterone sembrerebbero essere più interessati alla tecnica e meno alla socialità. Ovviamente mi devo fidare, l’articolo sembra serio e, non essendo esperta di neuropsichiatria non so giudicare la bontà o meno dello studio. Vista la fonte ricorro spudoratamente al principio di autorità e mi fido. Detto ciò, questo introduce una grande variabilità di preferenze che non risolve comunque la questione, se non per via probabilistica”.

*mi piaceva il nome, col sistema baconiano c’entra poco e allora l’ho rivisitato, diciamo 🙂

Su questo studio ho solo delle domande su affermazioni dette nel video e che non mi sono chiare. Non è polemica, solo curiosità e voglia di capire, anche perché, come dicevo, di medicina non so nulla.

A)  Da quello che ricordo/ che avevo capito, nel feto il livello di testosterone è legato alla gonadotropina corionica umana che ne stimola la produzione. Quando il bambino nasce, sempre da quello che ho capito, i livelli di testosterone rimangono alti per un po’, poi si abbassano fino alla pubertà. Quindi non mi stupirebbe il fatto che infanti molto piccoli possano rientrare nel caso destritto dal dott. Cohen. Siccome non ho letto l’articolo originale e nel video mi è sfuggito, non capisco come questa differenza non possa assottigliarsi nella vita del bambino in fase pre-puberale. Sono grata a chi mi darà delucidazioni in merito.

B) Ad un certo punto, mi pare d’aver capito che il dottore considera elevati livelli di testosterone come patologici solo per la donna, ma forse è un problema di traduzione. Io pensavo che livelli troppo elevati di testosterone fossero problematici per entrambi i sessi. C’è un dottore in sala? Chiedo lumi.
Detto ciò, come è stata messa sembra quasi che si arrivi all’assunto che “donne che amano mestieri maschili hanno troppo testosterone, quindi sono malate”. Ripeto. Forse ho capito male io.

La cosa bella è che il dott. Cohen dice in sostanza che la cosa non è definitiva e che le eventuali differenze non si possono ridurre solo alla biologia, di cui comunque bisogna tener conto. E chi infatti vuole negare la biologia?

…Continua…

Sonetto metasemantico (riciclone del 2012)

Ardite ne le scloppie turbolente,

vagava Zorba tozza insaccarata,

che sì petante giocò misurata,

e vide ne lo giorto lo scolente.

 

Prodotta nella vera equipollente,

tonava Zorba con la sparagnata.

“Non c’entro” disse, solintenzionata,

sì che faceva a meno della lente.

 

Così, nel suo mostrarsi mandemonia,

fingeva d’accoppare il succolino

che zitto sì accettava la finzione.

 

Il mite non pensava alla pensione,

ma disse: ” son miserrimo e tapino”.

E Zorba restò sola a San Feronia.

Madrigalisti moderni

Or compongo un novello madrigale

Per cantar ciò che non vo’ dir davvero,

Per tacer ciò ch’io penso in ben o in male.

 

Su Feisbucco risolsi che sincero

Parlare nocer puote all’altrui stima:

Credon tutti di posseder il vero.

 

Fia per ciò che con questa nova rima

Dico “taccio” e lo dico io per prima.

 

 

 

Sulla cacca di cane bagnata

Oh deiezione canina annacquata

che inver molesti gli incauti viandanti

sui marciapiedi di pioggia grondanti,

Malediciam’ti con foga gridata!

       Sì, perchè noi con la scarpa imbrattata

                 sembriamo pochi ma -ahimè!- siamo tanti,

  noi che proviam a procedere avanti

poscia l’averti con doglia pestata.

E se pudico serbiamo lo sguardo

non fia modesto candor virginale

ma sol perché al suol la tua cerca s’avanza.

    E insultiam teco con pari costanza

di can che defeca padron cotale:

     nessuna pietade a quell’infingardo!

La fatina dell’Ottica

Voi forse non lo sapete, ma accanto a noi vivono tante fatine. C’è la fatina della pulizia che ci fa venir voglia di lavarci alla mattina appena svegliati, ad esempio. Ogni persona ha la propria fatina della pulizia e, come intuirete, non tutte le fatine sono operose allo stesso modo…

Così come esiste la fatina della pulizia esistono un sacco di altre fatine che interagiscono non viste con il nostro vivere quotidiano.

Voi forse vi domanderete che prove ci siano per affermare l’esistenza delle fatine più o meno operose. Al che io rispondo: “questa è una favola, belli, non fate i rompiballe razionalisti sennò la fatina del rinforzo positivo non vi manderà più i premietti”.

Bene, appurato che ora tutti siamo concordi nel non negare l’esistenza delle fatine (vero?), oggi vorrei parlarvi di una fatina molto particolare e di uno dei suoi manufatti più interessanti:

La fatina dell’ottica.

La fatina dell’ottica costruisce occhiali. Bella scoperta, direte voi! Eh, ma mica sono occhiali qualunque quelli che costruisce la fatina dell’ottica. La fatina dell’ottica costruisce occhiali invisibili di vari tipi. Questi occhiali aiutano tutte le persone a “vedere” le cose del mondo da soli. Vi spiegherò come con diversi esempi fra poco.

Purtroppo non tutti questi occhiali funzionano bene. Già, perché, come dicevo, le fatine non sono tutte abili e operose allo stesso modo.

Ad esempio le persone fortunate indossano gli “occhiali del successo”. Questi occhiali deformano la realtà a volte in modo utile, a volte in modo pericoloso. Se la fatina dell’ottica è brava costruirà degli occhiali del successo in modo da far vedere alla persona che li indossa un mondo roseo, ma con realismo. Gli occhiali daranno consapevolezza alla persona fortunata di essere tale facendole capire  di avere sì delle abilità e delle doti ma anche il Fato a proprio favore, senza farla diventare presuntuosa e saccente nei confronti di quelli che hanno le stesse abilità e doti, ma non la stessa fortuna. Se la fatina dell’ottica, però, sarà maldestra, costruirà occhiali che faranno credere a chi li indossa di essere dei perfetti semidei cui tutto è dovuto. In questo caso l’effetto sarà che prima o poi qualche individuo non fortunato tirerà un pugno in faccia (vero o metaforico che sia) alla persona fortunata cui inevitabilmente si romperanno gli occhiali del successo. A quel punto l’ex fortunato dovrà abituarsi a vedere il mondo in un altro modo ed è possibile che, soprattutto all’inizio, tutto gli sembri davvero orribile.

Cosa farà allora la fatina dell’ottica? Beh, dipende da come si comporterà la persona. Se la persona si comporterà male la fatina dell’ottica non costruirà più occhiali e l’ex fortunato si troverà a dover vedere un mondo terrificante. Se la persona si comporterà bene, la fatina imparando dall’esperienza, costruirà dei nuovi occhiali, che non saranno più gli occhiali del successo, ma qualcosa di completamente diverso. L’ex fortunato potrà forse tornare a essere fortunato, ma le lenti nuove saranno mescolate con l’ingrediente della sensazione di caducità e con altri ingredienti.

La vera specialità della fatina dell’ottica, però, è la costruzione di un paio di lenti moooolto particolari. Sono gli “occhiali del dolore”.

Come la fortuna vaga a caso dalle persone così fa anche il dolore. Per i biechi razionalisti che non credono alle fatine – ma come si fa, dico io!- possiamo dire che la somma globale è zero, ma localmente i due opposti fattori sono ripartiti in modo totalmente casuale. Alcune teorie prevedono una sovrabbondanza di dolore rispetto alla fortuna, più o meno come succede con materia e antimateria. Altri dicono che è vero che il dolore sia sovrabbondante, ma che la fortuna abbia un peso maggiore. In pratica tanti piccoli dolori potrebbero essere annullati da una sola fortuna molto pesante. C’è chi afferma esattamente il contrario. Qui, però, non parleremo di tutto ciò. Questa è pur sempre una favola, cavoli, mica un trattato di filosofia!

Le fatine dell’ottica sono molto esperte nella costruzione di questi occhiali (e ciò darebbe ragione ai sostenitori della sovrabbondanza del dolore rispetto alla fortuna, ma questa è una cosa su cui ragionare a parte, come dicevo).

Quando a una persona, chiamiamola SOB, capita qualcosa di veramente brutto (una malattia, un lutto, una qualche altra forma di perdita o altro), la fatina interviene immediatamente posando gli occhiali sugli occhi di SOB, senza che SOB se ne accorga. Come lo faccia è ancora un mistero. Alcune fonti accreditate dicono che la fatina intervenga nel sonno della persona. Supponiamo sia effettivamente così.

Quando SOB si sveglia non capisce più niente. Il mondo non è più come prima. Le forme sono tutte strane, le voci suonano in modo diverso. Persino la propria voce SOB non riuscirà a riconoscere. All’inizio questi occhiali fanno provare a SOB tantissima paura. La fatina dell’ottica, però, è tanto buona e correggerà le lenti degli occhiali del dolore a seconda del carattere e della reazione di SOB.

Ad esempio gli occhiali del dolore impediscono ad alcune persone di lacrimare, sì che non riusciranno più a piangere. Ad altre, invece, le lacrime continueranno a scendere per tutta la vita, ma queste persone riusciranno a vedere il mondo lo stesso, perché, nonostante gli occhi siano completamente bagnati, gli occhiali hanno dei microtergicristalli incorporati che manterranno la visione sempre possibile.

Una cosa che è strana, rispetto a tutti gli altri occhiali costruiti dalla fatina dell’ottica, è che è impossibile togliersi gli occhiali del dolore. Spesso succede che SOB cerchi di strapparsi via gli occhiali del dolore, ovviamente senza riuscirci. Solo che le lenti si rovineranno e la visione peggiorerà. La fatina però interviene sempre e aggiusta, come può, in base all’entità del danno. Se per esempio SOB ha usato le unghie affilate per cercare di toglierseli (e qua un rimbrotto alla fatina della manicure ci starebbe tutto), la fatina limerà i graffi. Gli occhiali saranno un po’ rovinati e forse la visione ne risentirà. Potrebbero succedere cose strane. Ad esempio questi graffi potrebbero scatenare risentimento e rancore verso gli altri, cosa che però aggraverebbe la situazione, perché provocherebbe come reazione comportamenti ostili degli altri nei confronti di SOB e SOB starebbe ancora peggio.

Quando a SOB capita un altro dolore, la fatina non sostituisce gli occhiali, ma modifica le lenti direttamente in faccia a SOB. Come lo faccia dipende esclusivamente dal rapporto di SOB con la sua fatina. Se SOB capisce in qualche modo che la fatina lo sta aiutando, la fatina lo compenserà smussando le lenti e facendo sentire gli occhiali molto meno pesanti. SOB può chiedere alla fatina di costruire lenti sempre più leggere.

Questa è la situazione ideale. SOB avrà sempre gli occhiali del dolore, ma grazie al suo buon rapporto con la fatina, questi occhial saranno sempre più leggeri tanto che SOB non si accorgerà più quasi di averli.

La visione di SOB però sarà sempre filtrata da questi occhiali imponderabili che avranno nelle lenti tanti piccoli ingredienti di empatia, dolcezza e nostalgia.

E SOB vivrà per sempre felic…Beh, forse proprio felice e contento no, ma sicuramente non vivrà più disperato.

Larga la foglia, stretta la via, dite la vostra ch’io dissi la mia.

 

SOB e fatina dell'ottica

 

 

 

Alla Carta Igienica…

A noi giungesti dal Celeste Impero,

per allietar supremo intimo evento

imperciocchè sia lindo quel momento

che pari rende gli uomini, davvero!

         E se l’umanità – come io spero-

        evolve in sì divin raccoglimento,

        ti lodo allor con vivo sentimento

         mentr’io dispiego un rotolo leggero.

Così ispirata canto te nel bagno:

Humile sei, ma sì necessitante

che viver non potria da te privata.

        E se, per caso, fossi tu tassata

nessun potria mostrarsi a ciò lagnante.

Nel caso, al vil direi: “Ma che taccagno”

carta ig

Ilariante Zanettieri